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AI Act: cosa devono fare le aziende (date aggiornate al 2026)

L'AI Act è il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (Regolamento UE 2024/1689). Classifica gli usi dell'AI in base al rischio: alcuni sono vietati, altri sono "ad alto rischio" e hanno regole severe, altri richiedono solo trasparenza. Per la maggior parte delle aziende che usano l'AI, come ChatGPT, Claude o un chatbot sul sito, gli obblighi concreti sono due: formare chi la usa e dire alle persone quando stanno parlando con un'AI.

Uso l'AI ogni giorno nel mio lavoro e sto costruendo un centralinista AI: per questo ho letto il testo ufficiale e le modifiche approvate nel 2026. Non sono un avvocato: questa è una guida per orientarsi, non una consulenza legale. Per un caso specifico serve un professionista.

Cos'è l'AI Act e a chi si applica

L'AI Act è un regolamento dell'Unione europea: vale direttamente in tutti gli Stati membri, senza bisogno di una legge nazionale che lo recepisca. È entrato in vigore il 1° agosto 2024 e si applica a tappe (testo ufficiale su EUR-Lex).

Per "sistema di AI" il regolamento intende un sistema automatizzato che, a partire dall'input che riceve, genera output come previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni (art. 3). Ci rientrano gli assistenti come ChatGPT e Claude, i chatbot, gli agenti vocali e i software che classificano o valutano dati.

Le regole cambiano in base al livello di rischio:

LivelloEsempiCosa comporta
VietatoRiconoscere le emozioni dei dipendenti, punteggio sociale, manipolazioneNon si può usare
Alto rischioSelezione del personale, valutazione del credito, istruzioneRegole severe, dal 2 dicembre 2027
TrasparenzaChatbot, agenti vocali, deepfakeDire che è un'AI, dal 2 agosto 2026
Tutto il restoScrivere bozze, riassumere, tradurre, analizzare dati interniNessun obbligo specifico oltre alla formazione

Fornitore o deployer: che ruolo ha la tua azienda

È la prima cosa da capire, perché gli obblighi dipendono dal ruolo. Le definizioni sono all'articolo 3.

  • Fornitore: chi sviluppa un sistema di AI, o lo fa sviluppare, e lo mette sul mercato o in servizio con il proprio nome o marchio, a pagamento o gratis. OpenAI, Anthropic e Google sono fornitori dei loro modelli.
  • Deployer: chi usa un sistema di AI sotto la propria autorità per lavoro. L'uso personale non professionale è escluso.

Una PMI che usa ChatGPT, Claude o un chatbot comprato da un'altra azienda è un deployer. Se invece costruisce un proprio assistente e lo offre ai clienti con il proprio marchio, può diventare anche fornitore, con più obblighi.

Le date dell'AI Act, aggiornate al Digital Omnibus

Il 24 luglio 2026 è stato pubblicato il Digital Omnibus sull'AI (Regolamento UE 2026/1744), in vigore dal 27 luglio 2026. Ha modificato l'AI Act e spostato alcune scadenze. Molte guide online riportano ancora le date vecchie, come l'alto rischio dal 2 agosto 2026: non sono più valide.

Da quandoCosa si applica
2 febbraio 2025Divieti (art. 5) e alfabetizzazione sull'AI (art. 4)
2 agosto 2025Regole per i fornitori di modelli di AI per finalità generali, come i grandi modelli linguistici
2 agosto 2026Applicazione generale, compresi gli obblighi di trasparenza (art. 50)
2 dicembre 2026Nuovi divieti aggiunti dall'Omnibus e marcatura dei contenuti per i sistemi generativi già sul mercato prima del 2 agosto 2026
2 dicembre 2027Regole per i sistemi ad alto rischio dell'allegato III (lavoro, credito, istruzione…)
2 agosto 2028Regole per l'AI ad alto rischio integrata in prodotti già regolati (allegato I, per esempio macchine e dispositivi medici)

Fonte: articolo 113 dell'AI Act, come modificato dall'articolo 1 del Regolamento 2026/1744, e articolo 111, paragrafo 4.

Cosa è vietato dal 2025

L'articolo 5 vieta alcune pratiche, qualunque sia l'azienda che le usa. Quelle che possono riguardare una PMI sono soprattutto queste:

  • Manipolazione: AI che usa tecniche subliminali o ingannevoli per spingere le persone a decisioni che non avrebbero preso, causando un danno significativo.
  • Sfruttamento delle vulnerabilità legate a età, disabilità o situazione sociale ed economica.
  • Riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e nelle scuole, salvo motivi medici o di sicurezza.
  • Punteggio sociale: classificare le persone in base al comportamento, con trattamenti sfavorevoli ingiustificati.
  • Categorizzazione biometrica per dedurre razza, opinioni politiche, religione, orientamento sessuale.
  • Raccolta indiscriminata di immagini di volti da internet o telecamere per creare banche dati di riconoscimento facciale.

Dal 2 dicembre 2026 l'Omnibus aggiunge due divieti: l'AI che genera immagini intime realistiche di una persona riconoscibile senza il suo consenso e quella che genera materiale pedopornografico.

Trasparenza: dire che è un'AI (dal 2 agosto 2026)

È l'obbligo che tocca più aziende. L'articolo 50 prevede quattro casi.

  1. Chatbot e agenti vocali. I sistemi che interagiscono con le persone devono essere progettati in modo che chi li usa sappia di parlare con un'AI, a meno che non sia evidente. L'obbligo è del fornitore, ma se il chatbot è sul tuo sito o al tuo telefono, conviene che il messaggio di benvenuto lo dica chiaramente. L'ho spiegato con un esempio concreto in AI nel centralino 3CX.
  2. Contenuti generati. I fornitori di AI generativa devono marcare testi, immagini, audio e video in un formato leggibile dalle macchine, così che si possa riconoscere che sono artificiali.
  3. Riconoscimento delle emozioni e categorizzazione biometrica. Dove sono ammessi, chi li usa deve informare le persone esposte.
  4. Deepfake e testi di interesse pubblico. Chi pubblica immagini, audio o video che sembrano reali ma sono generati deve dichiararlo. Chi pubblica testi generati con l'AI per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico deve dirlo, a meno che il testo sia stato rivisto da una persona che ne ha la responsabilità editoriale.

L'informazione va data in modo chiaro e riconoscibile, al più tardi alla prima interazione (art. 50, par. 5).

Formazione: l'alfabetizzazione sull'AI

L'articolo 4 chiede a fornitori e deployer di adottare misure per sostenere l'alfabetizzazione sull'AI del personale e di chi usa i sistemi per loro conto, tenendo conto delle competenze delle persone e del contesto d'uso.

Il Digital Omnibus ha riscritto l'articolo: oggi precisa che l'obbligo non impone di garantire un livello specifico di competenza, e chiede a Commissione e Stati membri di aiutare soprattutto le PMI, anche con esempi pratici pubblicati dalla Commissione.

In pratica, per una piccola azienda può bastare poco, purché sia fatto: regole interne chiare (quali strumenti si usano, quali dati non si caricano, quando serve un controllo umano) e una breve formazione per chi usa l'AI.

AI ad alto rischio: cosa cambia dal 2027

L'allegato III elenca gli usi ad alto rischio. Per una PMI il caso più probabile è il lavoro: un software che pubblica annunci mirati, filtra le candidature o valuta i candidati, oppure che prende decisioni su promozioni, licenziamenti, assegnazione di compiti o monitoraggio delle prestazioni. Altri esempi: valutazione del merito di credito delle persone, accesso e valutazione nell'istruzione.

Dal 2 dicembre 2027 chi usa questi sistemi dovrà, tra le altre cose (art. 26):

  • usarli secondo le istruzioni del fornitore;
  • affidare la sorveglianza a persone con competenza, formazione e autorità adeguate;
  • monitorarne il funzionamento e conservare i log per almeno sei mesi, se sono sotto il suo controllo;
  • se è un datore di lavoro, informare i lavoratori e i loro rappresentanti prima di usarli sul luogo di lavoro.

Se oggi usi o stai valutando un'AI per selezionare il personale, il rinvio ti dà tempo: usalo per scegliere fornitori che documentano bene il loro sistema.

La legge italiana sull'AI (legge 132/2025)

Accanto all'AI Act c'è la legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025. Per le aziende contano soprattutto tre punti:

  • Lavoro (art. 11): il datore di lavoro o il committente deve informare il lavoratore dell'uso dell'AI, nei casi e nei modi previsti dall'articolo 1-bis del decreto legislativo 152/1997.
  • Professioni intellettuali (art. 13): l'AI può servire solo come supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista, che deve informare il cliente sui sistemi usati con un linguaggio chiaro e semplice.
  • Autorità (art. 20): AgID e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) sono le autorità nazionali per l'AI; all'ACN spettano la vigilanza, le ispezioni e le sanzioni.

Quanto rischi: le sanzioni

Le sanzioni le stabiliscono gli Stati membri, entro i massimi fissati dall'articolo 99:

ViolazioneMassimo
Pratiche vietate (art. 5)35 milioni di € o 7% del fatturato mondiale annuo
Altri obblighi, comprese trasparenza (art. 50) e obblighi dei deployer (art. 26)15 milioni di € o 3% del fatturato
Informazioni false o incomplete alle autorità7,5 milioni di € o 1% del fatturato

Per le grandi imprese vale l'importo più alto tra i due. Per le PMI, comprese le start-up, vale il più basso (art. 99, par. 6), e nel decidere le sanzioni si deve tenere conto della loro sostenibilità economica.

Cosa fare adesso: la checklist per una PMI

  1. Fai l'inventario degli strumenti AI che usate: assistenti, chatbot, agenti vocali, software di selezione, automazioni con AI.
  2. Per ognuno, capisci il ruolo: lo usate (deployer) o lo offrite ai clienti con il vostro marchio (fornitore)?
  3. Escludi gli usi vietati, per esempio software che "leggono" le emozioni dei dipendenti.
  4. Trasparenza: chatbot e agenti vocali devono dire che sono un'AI dal primo messaggio; immagini e video generati che sembrano reali vanno dichiarati.
  5. Formazione: scrivi regole interne semplici e forma chi usa l'AI.
  6. Lavoratori e clienti: informa i lavoratori sull'uso dell'AI (legge 132/2025) e, se sei un professionista, i clienti.
  7. Privacy: il GDPR continua a valere. Controlla l'informativa e quali dati carichi negli strumenti AI.
  8. Alto rischio: se usi l'AI per selezionare o valutare persone, preparati per il 2 dicembre 2027.

Domande frequenti

Cosa devono fare le aziende per l'AI Act?

Per la maggior parte delle aziende che usano l'AI, gli obblighi principali sono due: sostenere la formazione di chi la usa (art. 4, dal 2 febbraio 2025) e informare le persone quando interagiscono con un'AI o vedono contenuti generati che sembrano reali (art. 50, dal 2 agosto 2026). In più bisogna evitare le pratiche vietate e, se si usano sistemi ad alto rischio, prepararsi alle regole che si applicano dal 2 dicembre 2027.

Cosa cambia dal 2 agosto 2026 con l'AI Act?

Dal 2 agosto 2026 l'AI Act si applica in generale, compresi gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50: chi parla con un chatbot o un agente vocale deve sapere che è un'AI, e i deepfake vanno dichiarati. Le regole per l'AI ad alto rischio, che inizialmente partivano da questa data, sono state rinviate dal Digital Omnibus al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028.

Usare ChatGPT in azienda è legale con l'AI Act?

Sì. Usare un assistente come ChatGPT o Claude per scrivere, riassumere o analizzare non è vietato e non è ad alto rischio. Per l'AI Act l'azienda è un deployer: deve curare la formazione di chi lo usa e rispettare il GDPR sui dati che carica. Se pubblica testi generati per informare il pubblico su temi di interesse pubblico senza revisione umana, deve dichiararlo.

L'AI Act si applica anche alle piccole imprese?

Sì, si applica a tutte le aziende, a prescindere dalle dimensioni. Le PMI però hanno alcune agevolazioni: sanzioni calcolate sull'importo più basso, documentazione tecnica semplificata se sono fornitori di sistemi ad alto rischio e supporto per la formazione da parte di Commissione e Stati membri.

Chi controlla il rispetto dell'AI Act in Italia?

Secondo la legge 132/2025, le autorità nazionali per l'AI sono AgID e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). All'ACN spettano la vigilanza, le ispezioni e le sanzioni. Per i settori finanziario e assicurativo restano competenti anche Banca d'Italia, CONSOB e IVASS.

In sintesi

L'AI Act non vieta di usare l'AI in azienda: chiede di usarla sapendo cosa si fa. Per una PMI il lavoro concreto oggi è fare l'inventario degli strumenti, formare chi li usa, dire chiaramente quando un cliente parla con un'AI e informare i lavoratori. Le regole più pesanti, quelle sull'alto rischio, arrivano dal dicembre 2027.

Se stai pensando di mettere un'AI a contatto con i clienti, parti da AI nel centralino 3CX per un esempio pratico. Racconto come uso l'AI nel lavoro anche su LinkedIn.

Matteo Nieberle

Scritto da

Marketing & AI Specialist

Lavoro nel marketing B2B e costruisco con l'AI: automazioni, siti, contenuti. Vengo dall'informatica tecnica. Qui racconto cosa funziona davvero, con numeri reali ed errori compresi.

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